Nonostante tutto

Sarà che mi mancano le tue mani tenere, come manca il pane

I tuoi occhi benevoli e le attese mentre finivi di dipingere.

Sarà  che sei in questo clima impazzito, sarà che è impazzito anche lui da quando non ci sei.

Fatto sta che io sono qua e consolare la tua assenza non mi riesce, ho costruito muri che si sgretolano al tuo passaggio. Sei sempre qui che ti appoggi alla mia spalla sinistra, sento ancora il tuo peso su di me e pesa, come mi pesa non toccarti.

Il mio nome mi suona nelle orecchie pronunciato dalla tua voce che diventa sempre più lontana, ma le tue mani le ricordo ancora bene, ogni piccola piegatura è stampata nella mia memoria appannata dal fumo che mi allieta la vita. Proprio come facevi tu prendo una cartina e la riempio e mi godo il mio attimo di libertà. Rimango nel buio di questa stanza e la tua ombra fatta di luce mi fa compagnia, non si può parlare con un ombra, non si può toccare un ombra ne si può baciare ne consolare ma, me lo faccio bastare. Non posso fare altrimenti,  tu, te ne sei andata e non farai ritorno è come quando si muore, non si torna indietro perché si sta bene dove si sta, ed io rimango in questo inferno di felicità che si chiama la mia vita. Dovrei venire da te ma non posso, ho le ali ancora troppo piccole per poter volare ma quando sarà il momento arriverò, volando da te e tu capirai che non si è trasformato niente che tutto è rimasto immutato, noi non possiamo farci niente se il nostro destino è legato con il sangue e con il pensiero, una cosa di cui non puoi fare a meno. In attesa di questo momento vivo e ti penso, ogni tanto sento il il tuo soffio, mi illudo che sei tornata ma è solo fantasia, metto su un pezzo di quelli antichi, quelli che i ragazzini ancora non conoscono ma da adulti apprezzeranno e balliamo un rock’n’roll mano per la mano. Le cose perse si amano di più e si vedono sempre belle, amo tanto anche le nostre litigate , infinite teatrali, feroci dove tu non chiedevi mai scusa ed io timidamente invocavo il tuo perdono che mi veniva sempre concesso. Mi dicono di non parlare più di te, come posso se comunque sei qui costantemente nella tua effimera essenza. Mi mancano i tuoi vestiti colorati la tua tristezza piena di forza , i tuoi gesti decisi che fanno invidia al mondo. Mi manca, l’aria, a volte, ma poi respiro e tutto ricomincia, probabilmente non è solo per la tua assenza ma anche perché in fondo, questo mondo fa schifo e non riesce neanche a pensare a se stesso un po’ come me, per questo ci vivo ancora bene. Comunque tu aspettami sempre sopra quei tre scalini con le braccia aperte. Questa è l’immagine che ho di te e che non vuol cambiare nonostante tutto.

Fine

Fransisca Garofolo

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