La ragazza di Chernobyl

Sono arrivata in Italia che ero una piccola bambina di dieci anni, con i capelli biondi legati in una morbida treccia, gli

occhi azzurri e dei vestiti usurati e logorati dal tempo,

dentro di me sentivo la gioia di vivere una nuova esperienza.

Scappavo dalle radiazioni nucleari venivo in Italia per

respirare aria pulita, era una vacanza terapeutica. Mi viene da

sorridere a pronunciare la parola terapeutica, aspetta e

capirai il perché. La famiglia che mi accolse è di Sabaudia una

località estiva a metà tra Roma e Napoli e infatti Anna e

Giovanni si erano conosciuti proprio a Sabaudia in un estate del 1979.

Giovanni è di Napoli mentre Anna è di Roma, sono una bellissima

coppia molto affiatata. La prima estate che ho passato con loro

è stata bellissima, mi hanno portato a visitare Roma e Napoli e

andavamo tutti i giorni al mare. Tornai al mio paese con dei

ricordi meravigliosi e con la voglia di tornare l’estate

prossima. L’anno successivo e anche quello dopo ancora, furono

fantastici mi portarono perfino in Sardegna con loro, mi

trattavano come una figlia. Le cose cominciarono a cambiare

quando Anna rimase incinta di sofia, io avevo tredici anni e le mie forme cominciavano a prosperare il senso cominciavano ad essere pronunciato e il mio corpo e le mie movenze diventavano sempre più da donna, avevo sciolto la treccia e messo abiti più femminili.

Questo purtroppo per me attirò l’attenzione perversa di Giovanni, sentivo sempre il suo sguardo addosso e i suoi baci non sapevano più d’innocenza e mi

lasciavano smarrita, ero solo una ragazzina e non capivo bene

le sue intenzioni ma percepivo che quelle persone che ormai

consideravo la mia famiglia erano cambiate. anche Anna era

cambiata era sempre nervosa e agitata, sembrava che gli dessi

fastidio.

Tornai in Bielorussia questa volta con poca voglia di

tornare in Italia l’estate prossima, ma presto mi dovetti

ricrede, i miei genitori si ammalarono di cancro a causa delle radiazioni assorbite dal loro corpo.

l’estate dopo tornai in Italia che ero orfana. In Bielorussia abitavo in una

casa-famiglia, non avevo più niente vivevo nella povertà più

assoluta. Quindi tornare in Italia per me in quel momento era

un sogno. Ma non fu un sogno ma un incubo dal quale ancora devo

svegliarmi.

Giovanni mi violentò.

un giorno Anna era andata a

trovare la madre a Roma ed io ero rimasta in casa da sola con

lui, stavamo sul divano mi prese con forza mi tolse i vestiti,

io ero una statua di marmo… non riesco ad andare avanti, mi fa

troppo male. Non voglio piangere ancora.

Il destino si stava divertendo a farmi soffrire, poco dopo feci un

incidente, mentre stavo facendo una passeggiata in bici, un

pazzo che correva con la macchina mi ha travolto ed è scappato

questo mi ha portato come vedi un invalidità del 80% e loro

Anna e Giovanni con la scusa di aiutarmi si sono appropriati

del mio risarcimento dell’assicurazione, mi trattavano come una

serva e quando ho chiesto spiegazione sui miei soldi mi hanno

spedito qui. Mi hanno tolto tutto e in cambio ho avuto solo aria pulita

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